Sicurezza e salute sul lavoro

Biossido di titanio: classificazione e gestione del rischio occupazionale

Dall’evoluzione del quadro regolatorio europeo alle strategie di prevenzione per limitare l’esposizione professionale a polveri fini e ultrafini

18 set 2026

La classificazione normativa del biossido di titanio (TiO2) è stato oggetto di un importante dibattito scientifico e normativo negli ultimi anni.

Nel 2020, mediante il Regolamento delegato (UE) 2020/217 (14° ATP del Regolamento CLP), la Commissione europea aveva classificato la sostanza in polvere (contenente l'1% o più di particelle con diametro aerodinamico ≤ 10 µm) come sospettata di provocare il cancro per inalazione (categoria 2, indicazione di pericolo H351).

Tuttavia, a seguito dei ricorsi presentati dalle aziende del settore, nel novembre 2022 il Tribunale dell'Unione europea ha annullato tale classificazione armonizzata riscontrando criticità nella valutazione delle prove scientifiche. Con la decisione definitiva della Corte di Giustizia dell'Unione Europea del 1° agosto 2025, gli appelli presentati dalla Commissione Europea e dalla Francia sono stati respinti e la classificazione armonizzata come cancerogeno per inalazione è stata definitivamente eliminata.

In ambito alimentare, l'impiego del TiO2 (E 171) rimane invece vietato nell'UE dal 2022 in virtù del principio di precauzione, legato alle incertezze sulla genotossicità e sull'accumulo nell'organismo.

Nonostante il superamento della classificazione armonizzata CLP, la presenza ubiquitaria del composto e la complessità dei dati tossicologici impongono di mantenere un approccio cautelativo per tutelare i lavoratori dall'inalazione di polveri fini e ultrafini. La prevenzione del rischio occupazionale deve fondarsi su strategie integrative organizzate secondo una gerarchia di tutele:

  • Misure tecniche e organizzative: adozione prioritaria di interventi alla fonte, quali sistemi di ventilazione localizzata, confinamento delle lavorazioni polverose, automazione dei processi e rigorosa gestione della pulizia degli ambienti;
  • Dispositivi di Protezione Individuale (DPI): ricorso a DPI respiratori equipaggiati con filtri ad alta efficienza;
  • Monitoraggio e formazione: effettuazione periodica del monitoraggio ambientale delle polveri aerodisperse e realizzazione di corsi di formazione continua del personale relativi alle procedure di manipolazione, stoccaggio e pulizia dei materiali.

Il biossido di titanio è un materiale di elevata rilevanza industriale grazie alle sue proprietà e alla vasta gamma di applicazioni. Le evidenze epidemiologiche disponibili non consentono tuttavia di trarre conclusioni definitive sulla sua cancerogenicità, anche a causa della presenza di fattori confondenti e di limiti metodologici negli studi condotti.

Sebbene la classificazione armonizzata come cancerogeno per inalazione sia stata annullata, gli studi sperimentali indicano che le nanoparticelle di TiO₂ possono indurre stress ossidativo e processi infiammatori; inoltre, non è attualmente disponibile un valore limite di esposizione professionale specifico a livello nazionale.

In questo contesto, l'approccio più appropriato rimane quello precauzionale, basato sulla minimizzazione dell'esposizione mediante idonee misure tecniche, organizzative e procedurali, accompagnate dal monitoraggio periodico delle polveri e delle condizioni di lavoro. Tale strategia consente di garantire un adeguato livello di tutela dei lavoratori in attesa di ulteriori evidenze scientifiche.